Feudi di San Gregorio, il Metodo Classico che sarebbe piaciuto a Giulio Cesare

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Feudi di San Gregorio, il Metodo Classico che sarebbe piaciuto a Giulio Cesare

09 Marzo 2020

L’Irpinia è nota per i suoi vini da duemila anni. Il “vino degli imperatori” da qui veniva portato a Roma per rallegrare i Cesari. Agli imperatori, il Metodo Classico da uve Greco sarebbe sicuramente piaciuto!


Feudi di San Gregorio ha rilanciato il vino della Campania, quello di cui scrivevano le lodi Cicerone, Plinio il Vecchio e Marziale. La sua cantina, gioiello di funzionalità e di rigore estetico costruito su una regione ferita dal terremoto, è simbolo della rinascita di questo territorio.

Un’immensa banca dati genetica del vino

La tenuta, aperta nel 1986, nel 2004 ha affidato la ricostruzione all’architetto giapponese Hikaru Mori. Dopo trent’anni dedicati a valorizzare quell’immensa banca dati genetica del vino che è l’Irpinia, aggiungendo alle vigne parcelle storiche con varietà particolari, era arrivato il momento di osare un nuovo passo avanti.

Contemporaneamente al ridisegno della cantina, nel 2004 si sondano nuovi orizzonti per le uve della tradizione campana (il Greco; l’Aglianico; la Falanghina), introducendo la tecnica della spumantizzazione in bottiglia. È il cosiddetto Metodo Classico, o Champenoise, lo stesso con cui in Francia si realizzano gli Champagne.

Grappoli che crescono sulle eruzioni del Vesuvio

Feudi di San Gregorio siede su un entroterra di origine vulcanica: siamo a 40 km dal Vesuvio. Dai 723 piccoli vigneti che lavora, seleziona le uve migliori per la produzione di DUBL, questo il nome con cui ha battezzato il nuovo spumante. 

Il terroir parla con i suoi vitigni, ma nella spumantizzazione l’uomo può fare con la propria personalità una grossa differenza. Feudi di San Gregorio si è avvalsa di un consulente rubato al mondo dello Champagne: Anselme Selosse, celebrato per i suoi vini e per l’attenzione alla specificità dei vitigni.

Il nome DUBL richiama il doppio: evoca l’incontro tra la grande ricchezza delle varietà campane e la straordinaria tradizione del Metodo Classico, che consiste nella rifermentazione del vino in bottiglia, utilizzando zucchero e lieviti, con la conseguente trasformazione in spumante.

Viaggio dentro al Metodo Classico

Il procedimento, che in cantina è illustrato ai visitatori, è particolare: dopo la prima fermentazione, il vino viene imbottigliato con aggiunta di zucchero e lieviti. Durante la seconda fermentazione, stimolata dai lieviti, si produce l’anidride carbonica che dà vita alla naturale effervescenza del Metodo Classico. L’invecchiamento crea i tipici eleganti aromi.

Segue la fase del remuage: le bottiglie disposte sulle pupitres vengono scosse e ruotate per far depositare i lieviti a contatto con il tappo. A questo punto si è pronti per la “sboccatura”: il collo delle bottiglie viene portato sotto zero, si stappa e la pressione spinge fuori il blocco ghiacciato che imprigiona il deposito. 

Infine l’aggiunta del liqueur d’expedition, segreto di ogni Maestro di Cantina, a cui segue un periodo di affinamento e riposo che può durare molti mesi. Ora le bottiglie sono pronte per essere consumate: dopo il racconto, finalmente si assaggia il Metodo Classico del Sud Italia.

Ogni uva il suo spumante

La produzione si è arricchita di DUBL+ (uve Greco in purezza, senza cioè alcun mescolamento con altre varietà), particolarmente indicato per crudi di mare, crostacei e risotti; DUBL rosé (uve Aglianico), adatto a preparazioni a base di pesce, pizza, formaggi freschi; DUBL brut (uve Falanghina), un aperitivo ideale.

Nell’aprile 2016 è stato presentato DUBL ESSE, un Dosaggio Zero (cioè senza liqueur d'expedition prima della tappatura), bottiglia in tiratura limitata. Dove “ESSE” indica “Selezione”, perché racchiude solo il meglio delle uve dei vigneti di Greco e prevede un riposo minimo dei lieviti di tre anni. 

Il packaging di quest’ultimo è una straordinaria espressione di design contemporaneo, affidato al genio creativo di Fabio Novembre. Una ricerca estetica minimalista che si lega profondamente alle radici italiane: le fasce del disegno richiamano la corona di Gregorio Magno, il papa a cui è intitolata la cantina.

L’esperienza della degustazione in cantina 

L’accoglienza rappresenta a Feudi di San Gregorio un valore costitutivo, sin dalla fondazione. La cantina è più di una dimora del vino: è un luogo dove il sapere vinicolo viene trasmesso con orgoglio al visitatore. Molteplici le proposte per visitarla e farsi guidare in una degustazione.A Feudi di San Gregorio trovano spazio vini preziosi, una cantina con cinquemila botti e barriques, una sala per le degustazioni vetrata sospesa sulle botti, il celebrato ristorante Marennà, appena ristrutturato e con ambizione di doppia stella Michelin, aree per eventi culturali. 

Feudi di San Gregorio ha inoltre aperto due DUBL bar all’aeroporto di Napoli Capodichino e in quello di Luton a Londra. Ma è qui, in cantina, il luogo dove va provato il vino che gli imperatori romani riservavano ai propri banchetti.


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