Sul finire del 1700 i velieri inglesi solcavano il Mediterraneo, in Sicilia come in Spagna ed in Portogallo, alla ricerca di supremazia, vini e cibo da vendere in Inghilterra. Il porto di Marsala offriva loro un approdo sicuro ed un buon rifornimento di vino locale, prodotto con uve autoctone grillo, cataratto, ansonica per la versione bianca ed uve, sempre indigene, perricone, nero d’avola e nerello mascalese per la versione rossa.
Il vino veniva invecchiato in botti di legno e rabboccato con vino dell’annata in corso per mantenerne il livello, visto che il vino in botte, ogni anno, perde, a causa dell’evaporazione, una certa quantità di liquido. Per poterlo trasportare sulle navi gli inglesi lo addizionarono con acquavite e e questo piacque molto nella loro patria, nella loro patria, piacque molto, trovandolo simile a vini già importati da Spagna e Portogallo come Sherry e Madeira, ma con un prezzo sicuramente più competitivo.
Fu così che nacque il Marsala e la sua storia è giunta fino a noi con una grande azienda che ne ha tramandato la tradizione, Florio.