Cascina Chicco: interpretare il Roero esplorando la ricchezza delle sue sfumature

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Cascina Chicco: interpretare il Roero esplorando la ricchezza delle sue sfumature

20 Aprile 2022

Ci sono cantine che rappresentano un territorio, altre che sono il territorio.


Cascina Chicco appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A quella misteriosa e affascinante definizione, terroir, che si compone di geografia, microclima, geologia e, soprattutto, di amore per una natura vocata da secoli alla produzione di vini di qualità.

Ma anche di lavoro in cantina e dedizione assoluta alla scelta e alla valorizzazione dei terreni migliori, una delle mission a cui Enrico e Marco Faccenda, titolari dell'azienda di Canale d'Alba, non hanno mai rinunciato.

Il Roero, i Roeri

Perché il Roero non è una terra univoca, sicuramente non vocata ad un unico vitigno. Ma un affresco di sfumature che cambiano di vigneto in vigneto, di collina in collina.

I Faccenda coltivano la vite da almeno tre generazioni e hanno sempre vinificato in proprio. Ma è dagli anni ‘80 che la loro passione assume il carattere di un’azienda vinicola moderna acquistando nuovi vigneti e strutturandosi per il mercato, ampliando la cantina e le tipologie di vino prodotte. Sono gli anni in cui Enrico e Marco terminano gli studi enotecnici e decidono di dedicarsi anima e corpo al vino. Da poco più di un ettaro coltivato nel dopoguerra agli oltre 40 di oggi, dalle damigiane di Nebbiolo e Barbera oggi Cascina Chicco produce più di 350 mila bottiglie. Grazie all’Arneis, il “nebbiolo bianco del Roero”, Cascina Chicco cresce in dimensioni e prestigio, ottenendo i primi riconoscimenti internazionali.

Terreni eccellenti e vocazione storica

L’ambizione dei fratelli Faccenda è quella di comunicare il Roero per intero, di non accontentarsi del successo di un vitigno. Di riuscire ad esprimere, attraverso il vino, la terra in cui sono cresciuti. Inizia una decennale ricerca degli appezzamenti migliori, che vengono selezionati in base alla vocazione che i vitigni autoctoni del Roero esprimono meglio in quel terroir: l’Arneis Canale d’Alba, la Barbera a Castellinaldo, il Nebbiolo a Vezza e a Castagnito. Come esempio di «impronta territoriale», Enrico porta spesso le Barbera Bric Loira e Granera Alta che nascono in mezzo ai pescheti di Castellinaldo e, maturando, sviluppano profumi unici, che ricordano proprio la dolcezza della frutta matura.

La cattedrale sotterranea del Roero

Ance la cantina di Cascina Chicco ha subito una profonda evoluzione, in linea con la valorizzazione del territorio. Le ristrutturazioni, cominciate a metà degli anni Duemila, hanno trasformato l’aspetto di un edificio colonico degli anni ’50 in una moderna struttura per le degustazioni e gli eventi, con cucina e sala multimediale. Ma la parte più spettacolare del progetto si trova nel sottosuolo. Qui, fra cunicoli e corridoi sotterranei, crutin e infernot scavati nella nuda roccia, si aprono sale circolari sormontate da volte dodecagonali interamente rivestite di cotto, il cui andamento architettonico, mozzafiato per l’ampiezza e l’altezza degli scavi, riproduce l’antico vessillo della dinastia dei Roero: la ruota a dodici raggi.

Una vera e propria «cattedrale» dedicata al vino, con le sue cripte, le navate, le cupole e gli “affreschi”. Perché anche le pareti dell’immensa cantina sotterranea di Cascina Chicco celebrano le proprie radici: sono rivestite in gran parte delle pietre ottenute dai terreni di proprietà della famiglia Faccenda. Come i gessi di Castellinaldo che, cristallizzati in rocce brune, brillano lungo i corridoi e accompagnano il visitatore, nel loro punto estremo, ad una profondità di 28 metri nel cuore della collina.