Casale del Giglio, «anche l’ambiente comunica il nostro Brand»

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Casale del Giglio, «anche l’ambiente comunica il nostro Brand»

31 Luglio 2023

L’enologo Paolo Tiefenthaler racconta la visione ecologica “integrale” di Casale del Giglio, che è diventata un fattore differenziante della filosofia produttiva


Quando si parla di vino in Lazio, è quasi impossibile non citare l'azienda di Antonio Santarelli: Casale del Giglio. A Le Ferriere, frazione di Latina 50 km circa a sud di Roma, Antonio ha dato continuità al progetto del padre Dino, che fondò la cantina nel 1967.

L’Agro Pontino non era certo una terra da vino. Almeno fino al dopoguerra, quando furono portate a termine le bonifiche e la vite fece i primi, timidi passi. Eppure, Dino Santarelli credette in un progetto visionario. Prima con il figlio Antonio e poi insieme all’enologo Paolo Tiefenthaler, diede vita a vigneti sperimentali. Adottando i metodi di coltivazione praticati a Bordeaux e in California, mise a coltura varietà come il Syrah, il Petit Verdot, il Sauvignon, il Viognier e il Petit Manseng. Da una parte vennero favorite quelle cultivar internazionali che, per loro natura e attraverso una gestione mirata, dimostrarono di interagire meglio con il suolo e il clima del territorio. Dall’altra si diede inizio ad una vera e propria riscoperta dei vitigni autoctoni laziali, spesso lasciati in uno stato di abbandono perché (erroneamente) ritenuti obsoleti: la Biancolella di Ponza, il Bellone di Anzio, il Cesanese di Olevano Romano e il Pecorino di Accumoli, per fare qualche esempio.


UNA VISIONE ECOLOGICA INTEGRALE

Dopo i pionieristici anni trascorsi nell'individuare i vitigni più adatti al clima della pianura dell'Agro Pontino e le tecniche di vinificazione atte a preservare la qualità delle uve, oggi Casale del Giglio ha volto la sua attenzione verso una sfida altrettanto doverosa: quella di una produzione sostenibile che prenda in considerazione non solo le viti, ma l’intero ecosistema ambientale in cui sono inserite.

«L’obiettivo è ambizioso», racconta l’enologo Paolo Tiefenthaler. «Da tempo stiamo attuando un programma di sviluppo economico e tecnico in grado di soddisfare le esigenze del presente senza compromettere quelle del futuro».

Il punto di partenza è il suolo, fondamentale in ogni tipo di coltivazione, dove le erbe, i fiori e le graminacee selvatiche sono viste non come erbacce da eliminare ma come espressione del carattere ambientale e componente utile in un ecosistema equilibrato. I metodi tradizionali di lavorazione della terra consentono alla microflora di prosperare nel suolo: ciò fornisce alla vite un equilibrio di acqua e sostanze nutritive e si traduce in un raccolto di uve equilibrate e succose.

Il monitoraggio delle fonti idriche è garantito dal progetto europeo “LIFE”, a cui Casale del Giglio aderisce volontariamente. Si tratta di un programma per la sostenibilità ambientale con focus particolare sulla gestione delle acque: fossi e canali vengono mantenuti il più possibile incontaminati per permettere alle piante che crescono lungo i bordi di agire come depuratori naturali.